giovedì, 27 dicembre 2007

non lo so, ma temo che i cattaolici erano più interessati a me quando ero marxista, che ora che sono diventato "illuminista". allora cioè, nel mitico 68 e negli anni a seguire, noi laici eravamo definiti sempre come marxisti, e quindi portatori di una ideologia finalistica: cercavamo un mondo migliore come processo collettivo, come fine a cui far tendere l'intera umanità. escludevamo l'intervento divino, ma ervamo comunque tesi a un modello forte e che investiva tutte le coscienze.

forse per i cattolici questo nostro modo di pensare era più facile da capire di quello della scelta individuale, un po' scettica, molto razionale della coscienza singola, che è l'attuale modo, non solo mio, di concepire la laicità. oggi io non penso più che l'umanità e la storia abbiano un destino da raggiungere, vedo invece confusione e irrazionalità, e cerco di costruirmi un percorso morale da solo, affidandomi alla ragione e al dubbio. questo però mi ha portato a una punta di misantropia: non credo più nel destino dell'umanità, non credo più agli altri. credo nella mia personale e faticosa ricerca di una verità inevitabilmente relativa. e questo non piace ai credenti, per i quali ho molta più tolleranza di prima: allora mi sembrava che una storia materialistica fosse una necessità, e che escludere dio fosse un bene, oggi non lo penso più, ho eliminato dio dalla mia vita, gli altri facciano quello che vogliono.

che cosa mi possono dire oggi i credenti? che cosa vogliono dirmi? mi sembra che io non li interessi più, e che siano solo intenti a propormi delle leggi che mi obbligano alla loro morale. non ci parliamo più. e questo è un altro danno della nostra stupida modernità.

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mercoledì, 19 dicembre 2007

nel movimento una parte importante la giocarono i cattolici. erano organizzati e determinati, molto combattivi e tesi a lavorare con noialtri "marxisti" in una sorta di lotta per l'egemonia. a loro interessava mettere l'accento sugli aspetti morali della contestazione, oggi diremmo che erano concentrati sull'immateriale. noi marxisti vedevamo il cambiamento come processo strutturale, che cioè partiva dalle cose, e dall'economia in particolare, e arrivava alle coscienze, loro mettevano in primo piano la rivoluzione delle coscienze, pensando che poi si sarebbe arrivati ai cambiamneti strutturali. ma erano fermi e determinati come noi nelle proposte, non si tiravano indietro mai nella contestazione, erano incazzati e "estremisti" come noi. e del papa e di quello che pensava più o meno se ne fregavano: loro credevano al vangelo. almeno questo era quello che comunicavano all'esterno, ma erano convinti che il loro operare e il loro pensare erano perfettamente coerenti con il concilio.

oggi i cattolici, anche e specialmente quelli che stanno a sinistra, obbediscono al papa e alla gerarchia naturalmente, senza apparenti contraddizioni e conflitti di coscienza, questa è l'impressione che ho io, ma temo anche la gran parte dell'opinione pubblica laica. le decisioni della cei e del papa sono vincolanti, e non ce n'è uno, così sempbra, che dica: io seguo il vangelo, non la gerarchia. e a destra poi non c'è dubbio: tutti, tutti, sono allineati con le posizioni della chiesa, non c'è più un libero pensatore a destra. eppure la destra italiana ha un passato anticlericale pari o superiore a quello della sinistra: la detra che ha fatto il risorgimento era bellamente contro la chiesa. ma senza andare ai padri della patria, ci si dimentica che la legge sul divorzio e quella sull'aborto furono approvate con una maggioranza comprendente i liberali, che in italia erano a destra della DC. oggi se si votasse una legge sul divorzio non avrebbe la maggioranza, perchè i cattolici a sinistra voterebbero come gli ordina il papa, e i liberali di destra sono diventati atei devoti.

beh, se ci penso troppo mi rendo conto che rispetto alle conquiste sui diritti civili portate dal vento del 68 (la legge sul divorzio venne approvata nel 1970) abbiamo fatto dei passi indietro. meglio cambiare argomento

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categoria:aborto, divorzio, cattolici
martedì, 04 dicembre 2007

quello che più mi dà fastidio nelle chiacchiere sul 68 è che si parla troppo di violenza, di scontri, di molotov. noi abbiamo fatto scontri, abbiamo tirato moltov, abbiamo praticato e teorizzato la violenza. nell'1% del nostro tempo. è un 100% di troppo, sia ben chiaro, abbiamo sbagliato, e questo parlarne tanto è segno anche di questo nostro, irreparabile, errore. ma il 99% del nostro tempo lo dedicavamo ad altro, sia ben chiaro. parlavamo, anche questo troppo: il dibattito era il nostro pane quotidiano. passeggiavamo chiacchierando, leggevamo, litigavamo. e ci innamoravamo.

io nel 68 ero innamorato di L. che oggi insegna all'università. ma lei "si era messa" con G. che anche lui, oggi, insegna in un'altra università. forse già lo sapevano che fine avrebbero fatto, che sraebbero diventati colleghi, e quindi si erano messi insieme (non dicevamo mai "si erano fidanzati"). io avevo sofferto moltissimo, perchè G. era il mio miglior amico (visto quante cose banali facevamo noi del 68?). ma poi la politica e la contestazione mi avevano preso totalmente e di L. avevo cercato di dimenticarmi. Poi un giorno mi chiamò a telefono, il cuore mi si fermò per un attimo, e stemmo a parlare per mezzora di scuola, feste, cortei e canzoni. alla fine, all'ultimo minuto, L. mi disse: "G. mi ha lasciato, tu che sei il suo miglior amico, cerca di capire perchè". e mi chiuse il telefono in faccia perchè non replicassi. L. aveva lunghi capelli neri e occhi verdi. era la più bella del liceo de sanctis, e, qualcuno diceva, la più bella di salerno. io tra questi. ma era un po' stronza, come dimostra questa sua telefonata (chissà come si comporta agli esami). io giurai che mai avrei telefonato a G. e la maledii. un'ora dopo lo chiamavo e gli davo appuntamento, perchè io ho sempre avuto il complesso di cirano, quello che faceva l'amore per conto terzi.

G. non mi spiegò perchè era arrivato a tanta scelleratezza. si era stancato e voleva guardarsi in giro. gli dissi che era pazzo, e che in giro di meglio non c'era. lui mi credette e dopo una settimana seppi che "si erano rimessi insieme". io tornai alle mie riunioni, ai miei cortei, alle mie violenze (pochissime e poco cruente, in verità).

anche questo succedeva in quell'anno formidabile. ma nessuno ne parla.

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categoria:amore, 1968, sessantotto, bottiglie molotov