non lo so, ma temo che i cattaolici erano più interessati a me quando ero marxista, che ora che sono diventato "illuminista". allora cioè, nel mitico 68 e negli anni a seguire, noi laici eravamo definiti sempre come marxisti, e quindi portatori di una ideologia finalistica: cercavamo un mondo migliore come processo collettivo, come fine a cui far tendere l'intera umanità. escludevamo l'intervento divino, ma ervamo comunque tesi a un modello forte e che investiva tutte le coscienze.
forse per i cattolici questo nostro modo di pensare era più facile da capire di quello della scelta individuale, un po' scettica, molto razionale della coscienza singola, che è l'attuale modo, non solo mio, di concepire la laicità. oggi io non penso più che l'umanità e la storia abbiano un destino da raggiungere, vedo invece confusione e irrazionalità, e cerco di costruirmi un percorso morale da solo, affidandomi alla ragione e al dubbio. questo però mi ha portato a una punta di misantropia: non credo più nel destino dell'umanità, non credo più agli altri. credo nella mia personale e faticosa ricerca di una verità inevitabilmente relativa. e questo non piace ai credenti, per i quali ho molta più tolleranza di prima: allora mi sembrava che una storia materialistica fosse una necessità, e che escludere dio fosse un bene, oggi non lo penso più, ho eliminato dio dalla mia vita, gli altri facciano quello che vogliono.
che cosa mi possono dire oggi i credenti? che cosa vogliono dirmi? mi sembra che io non li interessi più, e che siano solo intenti a propormi delle leggi che mi obbligano alla loro morale. non ci parliamo più. e questo è un altro danno della nostra stupida modernità.



