mercoledì, 30 gennaio 2008

C'è grande confusione sotto il cielo, la situazione è ottima, come dice il presidente Mao.

andremo a votare, presto, prestissimo, già ad aprile. e in una confusione totale. il mio schieramento è spaccato come non mai: dopo due anni di litigi governando, adesso ci si avvia a una campagna elettorale in cui tutti accuseranno tutti delle colpe passate. l'altro schieramento metterà insieme un'armata brancaleone ancor più ridicola della volta scorsa: si va da mastella (sì, proprio lui) ai neonazisti. d'accordo che lì c'è un padrone e quindi è più improbabile che ci sia lo stesso livello di litigiosità del centro-sinistra, ma comunque ci sarà da divertirsi.

ottima dunque la situazione, perchè da questo caos può emergere, deve emergere qualche novità. e io punto su veltroni, che non è proprio di nuovissima lega, ma è il meglio che c'è in giro.

i reazionari in ultima analisi sono stupidi, perchè alzano grandi pietre per farsele cadere sopria i piedi, come dice, più o meno, sempre il presidente Mao.

vinceranno le elezioni? credo di sì, come tutti. ma che cosa è oggi berlusconi? un politico del passato, che ha perso due volte le elezioni, che ha più di settant'anni, che non ha più un'idea in testa, che ha già fallito dopo cinque anni in cui non ha combinato niente, nemmeno per i ceti a lui più vicini. e quindi che cosa può fare, dove vuole arrivare, con quale idea dell'italia in testa? non dura, non può durare, la pietra che hanno sollevato gli cadrà sui piedi.

gli imperialisti sono tigri di carta, dice sempre lui, il grande presidente Mao.

non dobbiamo temerli, non dobbiamo farci prendere dallo sconforto. sono tigri di carta, e noi riusciremo a batterli. dobbiamo crederci, e tanto per fare l'ultima citazione - sessantottina - banale: affidiamoci all'ottimismo della volontà.

ps cari compagni, in caso non ce la fecessimo c'è sempre l'ipotesi di emigrare, per i più giovani, o di ritirarsi in campagna, per i vecchietti come me.

 

 

 

postato da: 68ino alle ore 09:26 | Permalink | commenti (5)
categoria:
domenica, 27 gennaio 2008

 mi pare corrino tante cose in benefizio d'uno principe nuovo, che io non so qual mai tempo fussi più atto a questo. (…) cosí al presente, volendo conoscere la virtù d'uno spirito italiano, era necessario che la Italia si riducessi nel termine che ell'è di presente, e che la fussi più stiava che li Ebrei, più serva ch'e' Persi, più dispersa che li Ateniensi, sanza capo, sanza ordine; battuta, spogliata, lacera, corsa, et avessi sopportato d'ogni sorte ruina. E benché fino a qui si sia mostro qualche spiraculo in qualcuno, da potere iudicare che fussi ordinato da Dio per sua redenzione, tamen si è visto da poi come, nel più alto corso delle azioni sua, è stato dalla fortuna reprobato. In modo che, rimasa sanza vita, espetta qual possa esser quello che sani le sue ferite, (…). Vedesi come la prega Dio, che le mandi qualcuno che la redima da queste crudeltà et insolenzie barbare. Vedesi ancora tutta pronta e disposta a seguire una bandiera, pur che ci sia uno che la pigli. Né ci si vede, al presente in quale lei possa più sperare che nella illustre casa vostra, quale con la sua fortuna e virtù, favorita da Dio e dalla Chiesia, della quale è ora principe, possa farsi capo di questa redenzione. (…).

Volendo dunque la illustre casa vostra seguitare quelli eccellenti uomini che redimirno le provincie loro, è necessario, innanzi a tutte le altre cose, come vero fondamento d'ogni impresa, provvedersi d'arme proprie; perché non si può avere né più fidi, né più veri, né migliori soldati. E, benché ciascuno di essi sia buono, tutti insieme diventeranno migliori, quando si vedranno comandare dal loro principe e da quello onorare et intrattenere. È necessario, per tanto, prepararsi a queste arme, per potere con la virtù italica defendersi dalli esterni. (…)

Non si debba, adunque, lasciare passare questa occasione, acciò che l'Italia, dopo tanto tempo, vegga uno suo redentore. Né posso esprimere con quale amore è fussi ricevuto in tutte quelle provincie che hanno patito per queste illuvioni esterne; con che sete di vendetta, con che ostinata fede, con che pietà, con che lacrime. Quali porte se li serrerebbano? quali populi li negherebbano la obedienza? quale invidia se li opporrebbe? quale Italiano li negherebbe l'ossequio? A ognuno puzza questo barbaro dominio. Pigli, adunque, la illustre casa vostra questo assunto con quello animo e con quella speranza che si pigliano le imprese iuste; acciò che, sotto la sua insegna, e questa patria ne sia nobilitata, e, sotto li sua auspizi, si verifichi quel detto del Petrarca:

Virtù contro a furore
Prenderà l'arme, e fia el combatter corto;
Ché l'antico valore
Nell'italici cor non è ancor morto.

 

postato da: 68ino alle ore 08:56 | Permalink | commenti (4)
categoria:
giovedì, 24 gennaio 2008

scrivo mentre attendo notizie sulla fine del governo prodi. non so come andrà a finire oggi, ma so che la partita è chiusa, e che l'esperienza è stata negativa. lo dico con dolore, so che le prossime elezioni ci consegneranno un altro orrendo governo berlusconi, ma ripeto: ce lo siamo meritato.

prodi non ha governato male. purtroppo non ha fatto politica, e senza politica si può amministrare un condominio, non governare un paese dificile come l'italia.

fare politica significa secondo me trovare una direzione al paese e raccogliere su questo il consenso. questo governo una missione non l'ha trovata, una direzione non l'ha saputa dare. per prodi la missione era quella del rilancio economico e quindi del sostegno all'innovazione delle imprese. per padoa schioppa era il risanamento. per la sinistra-sinistra era la redistribuzione dei redditi. per i verdi la riconversione ecologica dell'economia. per visco era la lotta all'evasione fiscale. per bersani la modernizzazione del paese. per mastella era aumentare il numero di ASL a direzione udeur. e questo solo per parlare di economia. se andiamo nel campo dei diritti o della laicità, allora c'è da ridere (o da piangere). quindi non si può governare un paese così. nel 1996 avevamo l'obiettivo dell'euro, su cui tutti ci mobilitammo. ora niente, o meglio tutto e il contrario di tutto.

quindi a casa, a meditare sugli errori fatti. questo è il mio auspicio. dolorosissimo.

del 68 parleremo un'altra volta. ora accontentiamoci di parlare di caporetto.

postato da: 68ino alle ore 16:20 | Permalink | commenti (3)
categoria:
martedì, 22 gennaio 2008

prodi è caduto, o quasi, oggi cade, forse domani. finalmente! ci siamo liberati della fatica del governare, e, noi di tutte le sinistre, potremo felicemente tornare all'opposizione dove meritiamo di stare.

abbiamo avuto un potere enorme: governo, regioni, città. anche con i poteri forti non siamo messi male (chiesa a parte). quindi questo scatafascio è solo merito nostro.

ci vorrebbe un altro 68. ma chi lo farà? noi vecchietti oramai quasi in pensione? i giovani precari che inseguono la regolarità/chimera? gli operai, stanchi e sfiduciati? le donne? gli extra-comunitari? gli ecologisti? quelli dello slow-food? i fondamentalisti islamici? i fondamentalisti cristiani? quelli che si fanno di coca? i clienti di wind? i bevitori di coca-cola?

consoliamoci perchè ora che torna berlusconi ritroveremo ragioni e voglia di litigare. con gli altri, non tra di noi

 

postato da: 68ino alle ore 07:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:
domenica, 20 gennaio 2008

dice carl rove, stratega elettorale delle campagne di bush, che la sinistra americana è divisa tra chi beve vino e appoggia obama, e chi invece beve birra ed è per hillary.

la sinistra del vino sarebbe quella un po' snob, molto interessata ai diritti civili, ideologica, colta e informata. in francia li chiamano bo-bo, e cioè bourgeois bohemien, borghesi ma culturalmenhte liberali. in italia li chiamiamo radical chic.

la sinistra della birra è quella popolare, i lavoratori, la classe operaia. poco inclini alle seduzioni culturali, interessati all'economia, alla difesa del posto di lavoro, ai salari. quella sinistra socialista più tradizionale, poco interessata alle suggestioni dei diritti, anzi, in qualche caso conservatrice sul piano culturale.

un bel ticket hillary-obama (o vieceversa) risolverebbe il problema, ma, come sappiamo bene da noi in italia, mettere insieme persone che rappresentano interessi diversi non risolve i problemi, anzi li aggrava. noi abbiamo nello stesso schieramento mastella e caruso, che hanno in comune solo il fatto di parlare, più o meno, lo stesso dialetto, e la cosa abbiamo visto che non funziona.

il problema della sinistra sta tutto qui: tenere insieme i due aspetti di una politica progressita, quello culturale e quello economico. "studenti/operai, uniti nella lotta" dicevamo nel 68. il punto è che i vecchi studenti, diventati borghesi bohemien , non riescono più ad andare d'accordo con gli eredi della classe operaia, che sono sempre lì, in fabbrica, a soffrire pericoli e sfruttamenti.

ma se non facciamo quadare il cerchio non andiamo da nessuna parte. ci sarà una parte della sinistra che si preoccupa dei matrimoni gay, e una dei salari insufficienti. attendo con ansia una politica che metta insieme i due termini

postato da: 68ino alle ore 21:55 | Permalink | commenti (2)
categoria:
giovedì, 17 gennaio 2008

un sessantottino dovrebbe essere felice: la contestazione sta arrivando dovunque: a quaranta anni dalla sua comparsa tutti contestano tutti. mastella va a casa (e non di sua volontà) e il papa viene escluso dall'università. e poi un artsita fa un'azione futurista a roma. è il trionfo della contestazione! e in vece io sono depresso, terribilmente depresso.

contestare nel 68 era reagire a una società gerarchica e bloccata, ma anche permeata di un modello benpensante dei comportamenti. contestare significava non solo reagire alla insopportabile gerarchia autoritaria, ma anche rompere con i benpensanti, distruggere la facciata di falsità e di buoni comportamenti. contestare era imporre un nuovo linguaggio, diretto, senza mediazioni, immediato, crudo. l'ironia e la voglia di stupire erano i riferimneti di linguaggio. il tutto nasceva dalle perfomance dell'avangurdia artistica, quella che voleva "epater le bourgeois", sconvolgere il borghese. perfomance di "sinistra", ma spesso di "destra", in Italia quelle dei futuristi amanti della velocità e della guerra, o quelle di d'annunzio, amante del bel gesto superomistico. noi tutte queste cose non le sapevamo, e certo non avremmo gradito un parallelo con d'annunzio, ma era così, e forse allora era utile.

ma oggi, che sognifica "contestare"? certo anche adesso abbiamo una società dell'esclusione, ma il linguaggio che si usa è quello sguaiato e popolano della televisione, non più quello formale delle accademie. oggi qualsiasi guitto va in televisione e litiga furiosamente con qualcuno, usa parolacce, sbraita, e alla fine aumenta gli ascolti. contestare è la cosa più facile e più opportuna di tutte per avere successo.

e dunque? a che serve impedire al papa di andare a parlare alla sapienza, quando ogni giorno tutti i giornali gli dedicano grande attenzione? oggi leggerò anche io il suo intervento pubblicato da repubblica, e invece se fosse anadato all'università non ne avrei saputo molto. e quindi, al di là delle considerazioni di merito sull'opportunità della sua presenza, l'unico risultato è stato quello di dare più importanza e più visibilità al suo messaggio. anzi, questo è stato il primo risultato. l'altro invece è stato quello di far risultare i laici un gruppo di pochi giovani estremisti, e di qualche vecchio scienziato un po' distratto. davvero di che essere soddisfatti.

 

postato da: 68ino alle ore 08:38 | Permalink | commenti (4)
categoria:
giovedì, 10 gennaio 2008

dunque hillary non era morta! ha vinto la nuova tappa del durissimo giro d'america per le primarie. non ci sotterrerete facilmente, a noi sessantottini!

hillary è una del 68. lo è letteralmente, perchè ho letto che proprio nel 68, durante le contestazioni durissime che ci furono a chicago alla convention democratica per la nomina del candidato in quell'anno, lei abbandonò la destra repubblicana a cui aderiva,e  divenne democratica, anzi "liberal" che negli usa vuol dire molto di sinistra.

oggi hillary non è più così a sinistra, è diventata, oltre che più vecchia, anche più moderata, vicina all'establishment, erede di una dinastia. quanto di più lontano si possa immaginare dalla giovane contestatrice di chicago, che si opponeva a un partito democratico incapace di chiudere la guerra in viet-nam. la sua parabola, avevo detto nel post precedente, è tipica della nostra generazione, che è partita rivoluzionaria, e oggi è divenuta moderata, o meglio, compromessa col potere. e difficile da staccare dal potere, ancora ben lieta di aver occupato dei posti da cui sarà duracacciarla.    è nella storia, mi dicono i miei amici di bolg, è sempre stato così. lo so, ma io mi pongo il problema non dal punto di vista storico, ma da quello autobiografico. anche io ero molto di sinistra, ero convinto che avrei cambiato il mondo, che non mi sarei fatto corrompere dal "sistema", come dicevamo allora. e invece, senza nemmeno sfiorare le ambizioni e la carriera di hillary, anche io mi ritrovo, dopo quaranta anni, a fare i conti con i mille compromessi con il sistema che ho dovuto accettare.

eppure spero, o mi illudo, di aver tenuto fede ai più importanti impegni che presi in quell'anno, e in quelli successivi della mia passione per la politica. usare il potere che acquisisco, poco o molto che sia, per fare non solo il mio bene, ma anche quello degli altri. oggi so, e lo sa hillary, che questo comporta mille compromessi, ma comunque la fedeltà a se stessi, deve essere cercata in questo messaggio: non è solo per te che eserciti il potere che hai. anzi, il potere devi metterlo a disposizione degli altri, innanzitutto.

ma siamo in grado, noi ultracinquantenni di ottenere questi risultati? o è meglio levarci di mezzo e trovare forze nuove? qui il compito non è nostro: nessuno si fa da parte da solo. cari ragazzi, per ottenere il potere dovete lottare e rischiare, come facemmo noi allora. se non ammazzate il padre, non crescerete mai. e il padre, da solo, non si siucida. quindi forza obama, dimostra che hai più carte, e vincerai mandando in pensione hilary e tutti noi del 68. ma se saremo ancora una volta più bravi noi, fateci lavoare ancora. purchè riusciamo a dimenticare un presidente che ci ha fatto rimpiangere anche nixon!

che c'entra tutto questo con bassolino? anche lui figlio del 68? niente, temo. o forse tanto. ma è meglio parlare d'america che della nostra immondizia.

postato da: 68ino alle ore 10:21 | Permalink | commenti (5)
categoria:
domenica, 06 gennaio 2008

leggete l'articolo di lucia annunziata appena uscito sulla Stampa:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=3962&ID_sezione=&sezione=# (si può trovare anche nel "processo al sessantotto" sul sito www.ilsessantotto.it). è un bel funerale preventivo a hillary clinton e alla generazione del 68 (a cui appartiene anche  lucia annunziata). l'ottima hillary le ha perse sonoramente le primarie nello IOWA, e anche se ce la farà a uscirne fuori nei prossimi appuntamenti, dovrebbe preoccuparsi degli scricchiolii. dice l'annunziata che:  "compromessi, inefficaci, privilegiati, è l'accusa a una generazione che invece di portare il cambiamento è diventata un'altra élite. Cosa siano oggi, del resto, i politici, i giornalisti, i professionisti venuti dagli Anni 60 (chi scrive inclusa) è nelle cose: dopo aver anni fa portato il mutamento generazionale dentro il sistema, oggi lo dominano e il suo non volerlo cedere è nella evidente resistenza a ogni cambio generazionale che non sia attentamente scelto, selezionato, e cooptato per somigliarle"

purtroppo questa è la verità: siamo partiti, noi del 68, per mutare innanzitutto le regole per il successo, per il potere, e invece ce ne siamo appropriati come gli altri. è la legge perversa di tutte le rivoluzioni: si parte incendiari e si finisce pompieri. e tutto va bene se letto nei tempi lunghi della storia: d'accordo che il 1789 è finito cone i terrore e poi con la reazione bonapartista, ma chi può negare, nel lungo periodo, i suoi straordinari effetti positivi sulla società? eppure dal punto di vista generazionale la sconfitta è totale: nei tempi delle nostre brevi vite, vedere che non sei riuscito a rendere, qui e ora, il mondo migliore, nemmeno nei tuoi comportamenti, è una desolazione.

hillary è il vecchio, obama è il nuovo. questa è la sentenza, drammatica per un figlio del 68. se sarà capace di comprendere questo avrà una speranza. non di vincere le eleezioni in usa, obiettivo ancora alla sua portata, ma di salvarsi l'anima.

postato da: 68ino alle ore 09:25 | Permalink | commenti (4)
categoria:hillary/obama
mercoledì, 02 gennaio 2008

ieri il tg1 delle 20 iniziava con i quarant'anni del sessantotto. inizia la festa delle rievocazioni e immagino che ne vedremo delle belle.

a me fa piacere, ovviamente, che se ne parli, visto che lo faccio anche io. mi dispiace però che tutto rischia di finre come sempre: una melassa in cui c'è spazio per tutto e per tutti, in cui la nostalgia prevale sulla riflessione, in cui il ricordo è solo una scusa per fare spettacolo.

io vorrei invece capire che cosa è rimsato di quell'anno, che cosa davvero è significato, che cosa è accaduto, ma, specialmente, che cosa sarebbe potuto accadere è non è avvenuto (la storia si fa con si se).

io credo, e ci lavorerò nei prossimi post, che il sessantotto abbia segnato una battaglia per la modernità. una battaglia con motivazioni che oggi definiremmo "riformiste". battaglia vinta su di un fronte, quello del costume, persa su di un altro: quello della politica. oggi c'è un tentativo di farci tornare indietro  anche su quello vinto e non c'è nessuna spinta per ritrovare il cambiamento su quello perso. la situaizone è brutta, cari compagni, e occorre resistere. ma anche, e soprattutto, riflettere, perchè oggi lo spazio di riflessione è finito, tutti attratti dallo spettacolo del quotidiano.

viva il sessantotto, perchè ci aiuta a ragionare. questo è il mio programma

postato da: 68ino alle ore 10:04 | Permalink | commenti (3)
categoria: