finora veltron i ha vinto la campagna elettorale. non ha vinto le elezioni, ma ha fatto già tanti miracoli che è lecito sperare nell'ultimo: vincere la partita intera.
un mese fa le truppe del centro sinistra erano un esercito perdente e sfiduciato, pronto psicologicamente alla disfatta. oggi la motivazione e il convincimento sono alti, fin troppo forse, ma ridare speranza alla proprie truppe è il primo compito di ogni generale. poi veltroni ha fatto un'altra cosa che a nessuno mai, nemmeno al miglior prodi, era mai riuscita: ha imposto lui i temi della campagna elettorale, e ha costretto gli avversari a inseguire. noi abbiamo passato tempo infinito a dire che il programma di berlusconi era irrealizzabile, e intanto parlavamo di lui. abbiamo speso fiato e energie a dire che le cose che faceva erano ridicole e prive di interesse (ricordate la crociera), e intanto le mettevamo al centro dell'attenzione mediatica. oggi questo succede a veltroni: tutti a dire che il suo è un libro dei sogni, e intanto se ne parla, tutti a prendere in giro i suoi tic, ma intanto tutti li imitano. "ma anche..." il tormentone di crozza è diventato un modo di dire usato ovunque, e questo è il più grande successo che un comunicatore può avere. veltroni vince sulla politica, ma vince anche sul marketing, e questo per berlusconi è la più grande sconfitta.
per farlo si è dovuto berlusconizzare, dice qualcuno: solo il fatto di aver scelto lo stesso gioco, e cioè la spettacolarizzazione e il marketing sono il segno della vittoria antropologica di berlusconi. io non sono d'accordo, e ho già avuto modo di dire che nel 68 è stata inventata la "politica-spettacolo", o meglio, è stata resa compatibile con la società dei consumi. non è il maggior pregio del 68, come ho detto altrove, ma è, per me, un fatto. in un altro momento scriverò i motivi per cui questo è avvenuto, ma ora mi basta dire che la semplificazione del proprio messaggio attraverso gesti, personaggi, eventi esemplari (o slogan, canzoni, manifesti) è la condizione essenziale per comunicare all'epoca della complessità, della soceità liquida, della fine delle appartenenze. e veltroni lo sa fare, impostando anche un modello di confronto politico che ha spiazzato berlusconi. aver imposto toni pacati, aver scelto di giocare sulla necessità di fare le regole insieme, aver puntato sulla ricerca di valori condivisi, ha messo in crisi l'ideologia berlusconiana dello scontro di civiltà, della battaglia di libertà contro i comunisti, dell'insulto e dello sberleffo. berlusconi non può più scendere su questo piano, perchè per farlo ha bisogno di un avversario che si comporti in modo speculare, che insulti, che disprezzi, che urli al pericolo democratico.
il berlusconismo in questo paese forse è finito, perchè è finito lo scontro ottuso e idelogico. anche se perderà queste elezioni, veltroni ha cambiato le regole del gioco. e se non questo, il nostro giro sarà il prossimo.
ma nulla vieta che ce la facciamo già ora. sperare è lecito. forse, davvero, ce la possiamo fare.



