lunedì, 24 marzo 2008

tra i sessantottini che hanno scelto la strada della politica e che hanno avuto successo - non moltissimi - il primo è certo massimo d'alema. era alla normale a pisa, nell'anno formidabile, e studiava filosofia insieme a fabio mussi, rappresentando il pci in un movimento guidato dall'altro normalista - già laureato - adriano sofri. lui ha narrato che nonostante l'appartenenza al "partito revisionista", come era definito il partito comunista, ha lanciato almeno un molotov, e quindi deve essere considerato sessantottino a tutti gli effetti.

eppure il suo stile appare poco incline al movimentismo di quell'anno, lui che è considerato l'ultimo togliattiano, e cioè il capofila di una politica giocata più nelle riunioni che nelle assemblee, più tattica che aperta ai grandi sogni, capace di astuzie e di manovre, e non di grandi appelli al popolo. freddo e intelligente, ironico o, più spesso, sarcastico, guarda con sufficienza l'avversario politico, qualche volta con disprezzo appena velato. feroce polemista, non gli piace piacere, e non ostenta cultura, ma fa capire che ha letto più libri degli altri, e li ha anche capiti, da vecchio normalista.

se si riflette però ci si accorge che questo ritratto si adatta, con qualche tocco in più o in meno, a tanti leader del 68, tutti, diciamolo, antipatici. è antipatico sofri, è antipatico ferrara, è antipatico gad lerner, e con lui santoro, è antipaticissima, e compiaciuta, lucia annunziata. è antipatico paolo mieli, e così paolo liguori - il compagmo straccio - per non parlare di galli della loggia. tutti freddi, controllati, orgogliosamente e ostentatamente intelligenti.  tutti, o quasi, in qualche modo provocatori, in questo memori del loro passato di movimento e di contestazione.

massimo d'alema è molto antipatico, e anche lui, apparentemente, poco preoccupato di questo. nessuna ansia di piacere a tutti, ansia che divora il cavaliere, e nessuna indulgenza buonista come il suo fratello/coltello veltroni. d'alema, il più popolare tra i militanti del vecchio partito pds/ds, non fa sforzi per esserlo. strana cosa per un politico nato nel fuoco delle assemblee.

il movimneto del 68, se ci riflettiamo, da noi ebbe un carattere fortemente "anti-italiano", e cioè molto critico verso i vizi pubblici italiani: la mancanza di senso civico, la voglia di trovare un compromesso, di non sposare nessuna causa, di soccorrere sempre il vincitore, di cambiare causa e bandiera secondo la convenienza. di essere, sempre e comunque, simpatici. ecco, noi non volevamo essere simpatici, ma giusti, non volevamo essere accomodanti, ma rigorosi. e odiavamo l'italia di alberto sordi e di andreotti, del potere che logora chi non ce l'ha, e del "volemose bene".

massimo d'alema incarna, dopo quarant'anni questo modello. dichiarò una volta che solo da noi si poteva usare in senso dispregiativo un riferimento al proprio paese: noi diciamo "all'italiana" per indicare qualcosa di fatto male, superficiale, approssimato. d'alema vorrebbe un paese normale, in cui "all'italiana" significa fatto bene, e fatto per il bene. il punto è che l'italia spesso lo ha deluso, ha deluso tutti noi.  ora c'è una nuova prova. dove andranno gli italiani? verso la simpatica canaglia? alla ricerca di un altro vincitore senza morale? di un'altra soluzione approssimata, superficiale, mediocre?

io sto dalla parte degli antipatici

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martedì, 18 marzo 2008

la campagna elettorale inizia stancamente. è difficile appassionarsi a una competizione dove tutto - o quasi - è già definito. non dobbiamo scegliere i candidati, per cui già sappiamo chi esce e chi no: ho parlato con uno che è all'ultimo posto della lista del PD e mi ha detto che anche se il Pd prendesse tutti i voti lui non uscirebbe, perchè al partito di dipietro, toccherebbero comunque due seggi perchè sono alleati. avremmo quindi l'ipotesi, a mio parere incostituzionale, che un deputato è stato eletto senza aver avuto nemmeno un voto.

veltroni si sta facendo il mazzo, è l'unico che davvero lavora: ogni giorno due/tre comizi, in orari folli: ieri era a verbania alle 11. mai visto un comizio alle 11 di un lunedì mattina. eppure c'era un bel po' di gente, sicuramente il nostro raccoglie curiosità e interesse anche in partibus infidelium, dove la sinistra da anni è di sola testimonianza.

berlusconi invece se ne frega. questa settimana la passerà in relax a milano, tanto è sicuro che comunque sia le elezioni le ha vinte. ogni tanto spara qualche cazzata, così che tutti noi polli di sinistra ci indigniamo e i gionali ne parlano. gli basta questo e ricordare che prodi ci ha condotti al disastro e che bassolino ci ha sommersi di spazzatura. tra l'altro si è anche stancato di vendere sogni, oggi la sua unica merce è la paura: degli immigrati, dei ladri (di polli, perchè con quelli veri lui è tollerante), della crisi, della cina, e così via.

veltroni prova a parlare di speranza, e berlusconi solo di paura.  veltroni prova a rimontare lo svantaggio proponendo un patto tra chi vuole innovare il paese, e berlusconi sparge fango sugli avversari e barzellette sui supporter.

io voglio ancora sperare che veltroni ce la faccia, già questa volta. ma so che il futuro è nostro, perchè con la paura si vincono le elezioni, ma non si governa un paese. e noi di sinistra dobbiamo aver fede nel futuro, se no, che sinistra siamo? e quindi, amici e compagni, un po' di entusiasmo: il sol dell'avvenire ci attende. e l'immaginazione, finalmente, andrà al potere!

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categoria:berlusconi, vetroni
mercoledì, 12 marzo 2008

Di sessantottini celebri è piena la campagna elettorale. Tra tutti emerge, per mole e arroganza, Giuliano Ferrara, a capo della lista pro-life. Ferrara appartiene alla categoria dei "traditori", di quelli che hanno abbandonato con più fragore idee e valori della sinistra, ma rimane, a tutti gli effetti, un sessantottino, rappresentando tutti i vizi della categoria.

è un contestatore, usa le armi della provocazione come pochi, non disdegna l'insulto, l'aggressione verbale, come ogni buon figlio delle assemblee di quell'anno. attacca sempre, ragiona con cultura e intelligenza, ma dà il meglio di sè nell'esagerazione: è un'iperbole fin nell'aspetto! ha cambiato spesso idea, ma rimanendo fedele a questo cliché: cambia parere sulle cose, ma è fedele al suo stile.

le sue opinioni sono sempre estremistiche, e il modo di esporle è violento e sarcastico. gli piace il bel gesto, vuole sempre epater le bourgeois, ma ha sempre bisogno di un'ideologia di riferimneto, di una visione dle mondo da sposare.  la penultima tappa del suo viaggio ideologico è stata quella del neo-con, seguace di quei conservatori americani cioè che hanno preteso di modificare lo stile austero e grigio dei vecchi conservatori, per adottarne uno aggressivo e provocatorio. non a caso, anche qui,  si tratta di personaggi nati a sinistra, che hanno teorizzato un nuovo modello di conservatorismo, basato sulla rivendicazione delle radici cristiane e sul bellicismo, utile a esportare la democrazia. la democrazia che nasce dalla canna del fucile, una bella parafrasi di slogan maoisti.

oggi è diventato un teo-con, versione ancor  più spinta sugli aspetti cristiani. ecco la rivendicazione delle tesi della gerarchia ecclesiastica sulla difesa della vita fin dal concepimento. una conversione religiosa improvvisa? no, semplicemente la ricerca di una base teorica - e ideologica - alle ragioni della destra.

domani non sappiamo dove finirà il nostro, ma sarà sempre lo stesso, fedele fino alla morte allo stereotipo che si è inventato, il contestatore aggressivo e ideologico sempre pronto alla rissa verbale.  buon viaggio, compagno Ferrara.

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categoria:giuliano ferrara
mercoledì, 05 marzo 2008

ho parlato troppo bene di veltroni e troppo poco del 68, ultimamente. provo a fare autocritica con questo post.

coppola era il mio prof di greco nel 68. chi ha fatto il classico sa che il professore di greco è una specie di dio onnipotente, figuratevi che cosa era prima della contestazione. contestazione che toccò anche a lui, in quell'anno formidabile, e anche lui cercammo di convincere che il nozionismo era la morte della cultura e dell'insegnamento. e che invece ni volevamo un insegnamento critico, che ci aprisse la mente, che ci facesse ragionare, che ci mettesse in contatto direttamente con i testi, che non si basasse sulla ripetizione di vecchi modelli.

"rosco - mi disse una volta - tu non hai capito una cosa: se io chiedo a ippolito (il più ignorante della classe, ndr) che cosa pensa di saffo lui non risponde e io lo devo bocciare. se gli chiedo dove è nata saffo e quali versi usava, lui se lo impara a memoria e io riesco a promuoverlo. la scuola che volete voi è di elite. se facciamo la vostra scuola alla fine finite promossi in cinque, e tutti gli altri vanno a lavorare. altro che scuola di classe: la vostra è la scuola più selettiva che c'è!". non seppi che cosa rispondergli quella volta, io che allora vivevo di certezze e rispondevo a tutto. è una cosa che mi è rimasta impressa e che ricordo ogni volta che leggo un progetto politico della sinistra: ma siamo sicuri che la nostra proposta vada verso le persone come ippolito, e cioè la maggioranza dell'umanità che vuole rubare un 6 imparando a memoria le risposte? fuor di metafora, e parlando del programma di veltroni: che cosa proponiamo noi oggi alla gente: lavorate di più, studiate, accettate la competizione, rischiate, aggiornatevi, collegatevi a internet, non guardate sanremo ma report della gabanelli. berlusconi invece dice: comprate il biglietto della lotteria e venite al grande fratello, la festa è per tutti ed è gratis.

lo so che berlusconi ha torto, e anzi, imbroglia la gente, ma noi proponiamo troppa fatica, troppa intelligenza. e chi non ne ha di intelligenza, che deve fare? chi non ha talenti, non lo vogliamo?

noi della sinistra non siamo più capaci di proporre grandi scorciatoie e forti semplificazioni. quando c'era la speranza del socialismo, almeno dicevamo a tutti che  c'era una soluzione difficile da raggiungere, ma facile da vivere. ora non più. ora i nostri programmi sono più adatti ai cinque che studiano e capiscono, che ai trenta che vorrebbero imparare a memoria. e infatti noi della sinistra abbiamo difficoltà a parlare con la gente che non ha talento. siamo diventati un po' misantropi: disprezziamo gusti e desideri della maggioranza. e una sinistra che vuole emancipare l'umanità e non riesce a parlare al giovane del muretto è una bella contraddizione. e se andate a leggere il programma di veltroni vedrete che tutto questo è sotteso. e che in questo veltroni, purtroppo, non fa nulla di nuovo.

che fare? non lo so. ma alla risposta del prof. coppola ancora non so rispondere

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domenica, 02 marzo 2008

gli dedichiamo poco spazio, perchè berlusconi non merita più attenzione. è un politico vecchio, ancor più che un vecchio che fa politica, non ha più niente di nuovo da dire e, tra l'altro, finora non lo dice neppure bene. ci dobbiamo aspettare qualche colpo di scena di tipo mediatico, ma sui contenuti non c'è niente.

quello che propone è: rifatemi fare quello che ho fatto nei miei cinque anni di governo, ma gli italiani ne erano tanto stanchi che per la prima volta dai tempi dei gracchi hanno votato una maggioranza di sinistra (anche se per solo 25.000 voti). il punto è che lui è stanco e sembra non aver tanta voglia. ma anche le sue idee sono usate: abbassiamo le tasse, cacciamo via gli extra-comunitari, stringiamoci agli americani nella politica estera. tutto qui?

ma quel che è peggio è che i suoi referenti elettorali - il blocco sociale di riferimento - non consente grandi prospettive. si tratta di pensionati e casalinghe, giovani del muretto che sognano di andare al grande fratello , e il mondo delle partite iva.  in quetso caso quattordici anni fa questo mondo esprimeva voglia di cambiamento, sia morale - l'appoggio a mani pulite - sia economico - la stanchezza per l'invasività dello stato -. oggi è un mondo che non ha più nessuna etica di riferimento, e che esprime solo paura e conservatorismo: è il mondo dei tassisti e dei benziani che non vogliono le liberalizzazioni, dei farmacisti che non vogliono nuove aperture, dei professionisti che difendono gli albi. che speranza c'è dietro questi bisogni? che progetto nuovo?

e di progetti nuovi c'è invece bisogbno, perchè l'italia va a ramengo, non cresce economicamente, non ha un progetto, perde colpi, non trova ragioni di unità e di solidarietà.

quindi berlusoni è finito. magari vincerà le elezioni, ma mai come in questo momento penso che questa sarebbe una disgrazia per il paese.

viva il nuovo sessantotto, quello che dobbiamo immaginarci!

postato da: 68ino alle ore 09:49 | Permalink | commenti (4)
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