lunedì, 07 aprile 2008

il peggio del 68 è l'intolleranza e la violenza contro chi non la pensa come te. noi sessantottini impedivamo di andare a dedere "berretti verdi", il film di jhon wayne a favore della guerra in viet.nam. contestavamo la prima della scala imbrattando di uova le pellicce delle signore. volevamo impedire ad ogni costo i comizi di almirante e, nel pieno della furia, ci furono i camerieri di un autogrill che si rifiutarono di servergli il pranzo: i fascisti non dovevano nemmeno mangiare!

gli imbecilli che vanno ai comizi di ferrara per impedirgli di parlare e lo bersagliano di pomodori sono i tristi eredi della nostra contestazione. e io me ne vergogno terribilmente, vorrei far loro capire quanto grave sia impedire di parlare pubblicamente a un legittimo candidato alle elezioni. è tanto stupido quanto criminale fare una cosa del genere. e non voglio nemmeno discutere di vantaggi e svantaggi che possono derivare a ferrara da queste cose. qualsiasi sia il suo effetto, è una importantissima questione di principio che chiunque possa liberamente esprimere le sue idee. per non parlare della campagna elettorale. il principio non può che essere quello enunciato da Voltaire: Non condivido le tue idee, ma darei la vita perchè tu potessi liberamente professarle. tutto il resto non merita commenti.

il meglio del 68 lo stanno invece esercitando i contestatori della manifestazione olimpica in cina. lì si lotta non contro un cittadino che vuole dire la sua, ma contro uno stato oppressore di una intera popolazione, e contro la logica oscena del business innanzitutto. le olimpiadi in cina si debbon fare perchè dietro c'è un affare colossale, e perchè la cina è sempre più potente, tutto il resto non conta. allora chi rischia per sè con contestazioni anche decise, ma non violente, chi manifesta in modo plateale, ma nei limiti della integrità degli altri, ha tutta la mia solidarietà, e mi fa pensare che non tutto quello che abbiamo fatto nel 68 sia stato sbagliato.

postato da: 68ino alle ore 11:56 | Permalink | commenti (2)
categoria:giuliano ferrara, tibet
mercoledì, 12 marzo 2008

Di sessantottini celebri è piena la campagna elettorale. Tra tutti emerge, per mole e arroganza, Giuliano Ferrara, a capo della lista pro-life. Ferrara appartiene alla categoria dei "traditori", di quelli che hanno abbandonato con più fragore idee e valori della sinistra, ma rimane, a tutti gli effetti, un sessantottino, rappresentando tutti i vizi della categoria.

è un contestatore, usa le armi della provocazione come pochi, non disdegna l'insulto, l'aggressione verbale, come ogni buon figlio delle assemblee di quell'anno. attacca sempre, ragiona con cultura e intelligenza, ma dà il meglio di sè nell'esagerazione: è un'iperbole fin nell'aspetto! ha cambiato spesso idea, ma rimanendo fedele a questo cliché: cambia parere sulle cose, ma è fedele al suo stile.

le sue opinioni sono sempre estremistiche, e il modo di esporle è violento e sarcastico. gli piace il bel gesto, vuole sempre epater le bourgeois, ma ha sempre bisogno di un'ideologia di riferimneto, di una visione dle mondo da sposare.  la penultima tappa del suo viaggio ideologico è stata quella del neo-con, seguace di quei conservatori americani cioè che hanno preteso di modificare lo stile austero e grigio dei vecchi conservatori, per adottarne uno aggressivo e provocatorio. non a caso, anche qui,  si tratta di personaggi nati a sinistra, che hanno teorizzato un nuovo modello di conservatorismo, basato sulla rivendicazione delle radici cristiane e sul bellicismo, utile a esportare la democrazia. la democrazia che nasce dalla canna del fucile, una bella parafrasi di slogan maoisti.

oggi è diventato un teo-con, versione ancor  più spinta sugli aspetti cristiani. ecco la rivendicazione delle tesi della gerarchia ecclesiastica sulla difesa della vita fin dal concepimento. una conversione religiosa improvvisa? no, semplicemente la ricerca di una base teorica - e ideologica - alle ragioni della destra.

domani non sappiamo dove finirà il nostro, ma sarà sempre lo stesso, fedele fino alla morte allo stereotipo che si è inventato, il contestatore aggressivo e ideologico sempre pronto alla rissa verbale.  buon viaggio, compagno Ferrara.

postato da: 68ino alle ore 18:10 | Permalink | commenti (4)
categoria:giuliano ferrara