sabato, 17 novembre 2007

la scuola allora era insopportabile. i professori erano strani personaggi, che non erano mai usciti dalla scuola: da studenti a insegnanti senza mai capire che anche sbagliando un aoristo si poteva sopravvivere.

io stavo al liceo tasso, il liceo della "classe dirigente" della mia città. un orrendo e triste edificio che dominava - e domina - la collina di salerno. che fossimo all fine dei merivigliosi anni 60 non me n'ero accorto: avevo quindici anni e conoscevo solo quelli, e non mi sembravano certo meravigliosi. io studiavo, tanto e senza voglia, studiavo cose inutili e polverose.

ogni anno a ottobre c'era la solenne inaugurazione dell'anno scolastico, e anche quell'ottobre 68 arrivarono al tasso l'arcivescovo e il prefetto, il sindaco e il presidente della provincia per ascolatre il coro delle ragazze che cantavano, in grembiule,  va' pensiero e per premiare le medie dell'8. tutti noi che non avevamo la media dell'8 e non eravamo ragazze intonate, restavamo disciplinati nelle aule a ascoltare attraverso gli altoparlanti posti sopra il crocefisso, la prolusione del preside. ma quell'anno dopo cinque minuti dall'inizio del discorso il microfono fu staccato e un bidello trafelato arrivò a dirci che dovevamo andare - subito! - a casa.

io sapevo che cosa era successo, e corsi in aula magna. un gruppo di giovani universitari, dopo aver trafugato in federazione comunista l'invito destinato ai consiglieri comunali (tanto i conisglieri comunisti non andavano mai a questi convegni borghesi) si era presentato all'ingresso: e li avevano fatti entrare! appena iniziata la prolusione avevano gridato - non erano più di cinque/sei - "la parola agli studenti" e tutti erano fuggiti. erano rimasti solo loro con i primi della classe e le ragazze del coro. e avevano spiegato che la scuola era degli studenti e non del preside. quando entrai in aula magna e vidi che era fernando che parlava, sentii che anche da noi - nella provincia del sud - era iniziato il casino, quello che finora avevamo solo letto sui giornali. non credo che chi ha partecipato alla presa della bastiglia, o alla conquista del palazzo d'inverno sia stato più felice di me. stava per iniziare il mio 68, e non mi sarei perso niente.

 

postato da: 68ino alle ore 16:33 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, scuola, salerno, sessantotto